Shinaryen è nata e cresciuta a Oslo, in Norvegia, in una famiglia di origine mista, con padre norvegese e madre tailandese. Fin da bambina ha mostrato un’innata curiosità per le culture diverse e una spiccata sensibilità artistica. Durante l’adolescenza, mentre frequentava il liceo artistico, ha iniziato a farsi notare per il suo portamento naturale e la capacità di esprimere emozioni attraverso l’immagine. Un giorno, un fotografo locale le propose di partecipare a un piccolo servizio per una rivista indipendente di moda streetwear. Quella fu la scintilla che la spinse a considerare seriamente il mondo della moda.
Subito dopo il diploma, Shinaryen si trasferì a Milano per studiare fashion communication. La città le offrì il primo contatto con agenzie di moda professioniste. Durante un casting aperto, venne notata da un booker di una nota agenzia milanese, che le offrì un contratto per sfilate e campagne pubblicitarie. I primi lavori furono per brand emergenti del panorama italiano: piccole collezioni, sfilate in spazi non convenzionali, set fotografici in bianco e nero che esaltavano la sua capacità di trasformarsi davanti all’obiettivo. In parallelo, Shinaryen continuava a studiare, frequentando corsi di recitazione e dizione, perché non voleva limitarsi alla moda ma desiderava sviluppare una presenza scenica completa.
Dopo due anni in Italia, Shinaryen decise di espandere i propri orizzonti. Trascorse sei mesi tra Parigi e Tokyo, lavorando per editoriali di riviste di settore e piccole campagne per profumi. A Tokyo, in particolare, si trovò a lavorare con fotografi che amavano catturare la sua espressività in contesti urbani. Fu un periodo di grande crescita personale: imparò a gestire il jet lag, a comunicare in giapponese di base e a destreggiarsi tra fusi orari diversi. Le sfilate in Giappone le insegnarono la disciplina dei backstage giapponesi, molto diversi da quelli europei. Tornata in Europa, portò con sé un bagaglio di esperienze che le permisero di approcciare ogni lavoro con maggiore maturità.
Shinaryen ha sempre considerato la fotografia non solo un lavoro ma una forma di dialogo. Durante i set, ama studiare la luce naturale e collaborare attivamente con i fotografi per creare immagini che raccontino una storia. In un’intervista a una rivista online, ha raccontato di come, durante un servizio sulle Alpi svizzere, abbia insistito per scattare all’alba nonostante le temperature sottozero, perché voleva che il gelo mattutino rendesse il suo sguardo più vivo. Questo approccio le ha guadagnato la stima di molti direttori artistici, che la descrivono come una modella capace di interpretare un concept senza bisogno di troppe indicazioni.
Fuori dal set, Shinaryen coltiva interessi che arricchiscono la sua personalità. Suona il pianoforte da quando aveva sette anni e, quando il tempo glielo permette, compone brevi melodie che pubblica su piattaforme indipendenti. Ha anche un forte interesse per la psicologia cognitiva: legge saggi sul comportamento umano e frequenta seminari online. Questa curiosità intellettuale la aiuta a entrare meglio nei personaggi richiesti durante i servizi fotografici, perché comprende le dinamiche emotive che un’immagine può evocare. Inoltre, pratica yoga e meditazione quotidiana, una routine che considera essenziale per mantenere l’equilibrio in un settore spesso frenetico.
Di recente, Shinaryen ha iniziato a documentare il suo percorso attraverso un piccolo archivio fotografico personale, che chiama “Diario di uno sguardo”. Si tratta di una raccolta di scatti fatti da lei durante i viaggi, senza filtri né posa studiata: momenti rubati in metropolitana, riflessi su vetrine, volti incontrati per caso. L’intenzione non è pubblicarli come portfolio professionale, ma come traccia privata del suo sguardo sul mondo. Questo progetto, nato quasi per gioco, le ha fatto riscoprire la gioia di fotografare senza pressioni commerciali, e sta influenzando anche il suo modo di lavorare come modella, rendendola più consapevole della composizione e della luce.
Guardando avanti, Shinaryen non si pone traguardi rigidi. Le piacerebbe continuare a esplorare il confine tra moda e arte performativa, magari collaborando con coreografi o artisti visivi. Ha in programma di trascorrere un periodo a Città del Capo per un progetto legato alla moda sostenibile, tema che le sta a cuore. Parallelamente, continua a studiare il tailandese, la lingua materna, per riconnettere le sue radici. Il suo percorso, finora, è stato un intreccio di incontri, assiduità e piccole scelte coraggiose, senza mai perdere di vista ciò che la rende autentica.